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C'ERA di Umberto SABA |
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C’era, un po’ in ombra, il focolaio; aveva C’era nel mezzo una tavola dove C’era, dipinta in verde, una stia, C’era, mal visto nel luogo, un fanciullo. Analisi del testo Già il titolo indica la natura di questa poesia: un ricordo. Il verbo del titolo viene ripreso all’inizio di ogni quartina. Il ricordo, è mia opinione, si riferisce al tempo in cui Saba, che si chiamava allora Poli, fu a balia da Peppa Sabbaz, che potrebbe essere l'«antica donna» del verso 7. Nella prima quartina il poeta descrive il focolaio, in ombra, attorno al quale stanno arnesi di rame utili in cucina. Il poeta ricorda la "madre" che col soffietto si chinava sul fuoco per ravvivarlo e dal quale, dopo, uscivano faville. Nella seconda quartina continua la descrizione della stanza: una tavola nel mezzo su cui una "antica donna", una anziana, probabilmente la nonna o più probabilmente la vecchia balia slovena, versa le provviste per il pranzo. Questa donna, con il mattarello, allungava la pasta morbida e la allungava facendole assumere una forma rotonda. Nella terza quartina il poeta rivede la stia, la gabbia in cui si tengono chiusi i polli per allevarli, dipinta di verde, e la gallina che, fuori di essa, raspa, gesto tipico dei polli, in completa libertà. Ci sono anche due mastelli, sopra la stia, che riflettono tutti gli oggetti perché sono colmi d’acqua. Nell’ultima quartina, la più importante, il poeta presenta l’ultimo personaggio: un fanciullo malvisto e rifiutato, disprezzato. È l’autore stesso che ricorda come le sue speranze si alzassero insieme alle faville del fuoco del focolare. E, lascia intendere, si spegnevano una dopo l’altra, come quelle faville. Eppure, toh guarda, sembra dire con meraviglia, qualcuna è rimasta, non si è spenta come le altre. Commento La poesia è composta di quattro quartine di endecasillabi chiusi da un settenario la prima e da quinari le altre (nella terza, il terzo verso ha dodici sillabe ma «riflettevano» è una parola sdrucciola e dunque le dodici sillabe valgono un endecasillabo). Non vi è un sistema di rime fisse. Sembra un dipinto, molto particolareggiato, della stanza in cui si trovano questi personaggi: al centro un tavolo con una vecchia che prepara la pasta, in ombra il caminetto con il fuoco acceso, tanti oggetti di rame, due mastelli che riflettono tutti gli oggetti e una donna che ravviva la fiamma, infine un fanciullo che, interessato solo alle faville del fuoco, sembra dimenticarsi della presenza delle due donne e riflette sulle sue speranze di giovane per l’avvenire, speranze e desideri che svaniscono come le faville del fuoco tranne, miracolosamente, qualcuna. La scena racchiude tre generazioni di persone che stanno insieme in un’unica stanza ma ognuna impegnata in un’attività diversa. Ci sono solo due donne e un fanciullo: è questo il fatto che ci fa pensare che si tratti del poeta: egli infatti è vissuto senza il padre, fuggito dopo alcuni mesi di matrimonio, con la madre e con una balia. Chi sono i personaggi rappresentati nella scena? Non è dato di saperlo con certezza dal momento che non abbiamo trovato, nelle poche notizie biografiche di cui disponevamo, elementi certi di interpreazione. Purtroppo la stessa cosa è accaduta per altre poesie di Saba; è vero che abbiamo potuto ugualmente gustare la sua poesia, ma ci è mancato un elemento molto importante ai fini della comprensione del testo. Altri testi di Saba: Collegamenti possibili da questa pagina: All'indice degli autori All'indice della sezione Gli affetti familiari All'indice della sezione Il ricordo All'indice degli "ismi"" |